Marco Bernardini ci parla di libro Edoardo. Senza corona, senza scorta
Domenica - 16 Novembre 2008
La data del 15 novembre ci fa ricordare inevitabilmente la tragica fine di Edoardo Agnelli, ritrovato morto sul greto del fiume Stura. Una morte avvolta in mille misteri e infinite domande in garn parte non risposte. Su Edoardo Agnelli, sulla sua vita censurata e sulla suo presunto assassinio sono state dette diverse e contrastanti versioni. Il dott. Marco Bernardini, scrittore, giornalista e scenaggiatore italiano ne ha fatto una sua versione (AUDIO)
Lei ha mai incontrato o conosciouto il defunto Edoardo Agnelli? Se sì, come lo ricorda?
Io sono stato un autentico amico di Edoardo per 15 anni. Noi ci incontrammo in un'occasione speciale in cui lui frequentava la Juventus e io mi occupavo di sport e scrivevo per il Tutto Sport. Noi ci incontrammo in una situazione tragica, quella di Heysel (Stadio Heysel, 29-5-1985, dove nella finale di Coppa Campioni tra Juventus e Liverpool morirono 39 tifosi italiani). Dopo questa prima conoscenza il nostro rapporto divenne amicizia e quindi posso dire di poter parlare di Edoardo con un grande affetto, perché vi garantisco che lui mi manca molto come persona e amico.
Per scrivere il suo libro Edoardo. Senza corona, senza scorta a quali fonti si è affidato? Quali caratteristiche di Edoardo l'hanno portato a scrivere un libro su di Lui?
È stata un'operazione dolorosa però dovuta, nel senso che io credo che Edoardo abbia fatto ed operato in questa vita e su questo mondo per essere ricordato. Io mi stavo accorgendo che di lui c'era una tendenza di Obblio cioè del volerlo dimenticare a tutti i costi, ragion per cui la prima molla che mi ha portato a scrivere Edoardo senza corona senza scorta è stata proprio questa, cioè raccontare la storia di un ragazzo e poi di un uomo che in ogni caso aveva lasciato una traccia anche molto importante su questa terra. Una traccia che però era talmente contrastante con la filosofia del mondo corrente la filosofia che bada soltanto agli interessi, alla praticità e alla finanza e di poco, pochissima alla spiritualità. Io mi rendevo conto che questa figura non interessava molto al mondo e invece questo andava fatto. La prima idea che mi è venuta in mente era quella di voler fare un regalo all'amico Edoardo. Lei mi chiedeva io abbia usato quali fonti. Vi posso garantire che la prima e forse unica fonte che mi ha ispirato è stata proprio l'originale, cioè Lui e le cose che avevo vissuto con lui, le emozioni che avevo spartito con lui nell'arco di quei 15 anni, certo no dico quotidianamente perché lui viaggiava spesso. Però ogni volta che era a Torino, quando era possibile, stavamo insieme e parlavamo molto.
Vi sarebbe anche il progetto di un film con lo stesso titolo del libro che nonostante Lei abbia già scritto da tempo la sceneggiatura e malgrado il nome di Walter Margara sia apparso come il regista, non è stato ancora girato. Ci spieghi il perché?
Dopo il libro è arrivato anche la sceneggiatura, Walter Margara sarà il regista e Barbara Viggiano insieme a me ha scritto la sceneggiatura, in pratica abbiamo trasposto il contenuto, la storia e il soggetto del libro in una sceneggiatura cinematografica, la quale è pronta da tempo. Le anticipo che a mio parere le stesse difficoltà che ho avuto inizialmente per la distribuzione del libro, io credo che si presentino le medesimi difficoltà di questo momento per fare in modo che la sceneggiatura penetri nel mondo del cinema e venga accettata allo stesso modo. Mi spiego meglio la sceneggiatura è stata presentata al concorso dei beni culturali italiani e per quello che sappiamo la sceneggiatura era arrivata addirittura al vaglio della Commissione e il film avrebbe dovuto essere prodotto da una casa di promozione italiana con un concorso anche della Film Commition di Torino e una co-produzione svizzera. Però quando sono usciti i risultati ci siamo trovati con una certa sorpresa perché la nostra sceneggiatura che avrebbe dovuto essere al quinto o sesto posto - mentre erano 10 i film che avrebbero trovato questo finanziamento -, era al 15esimo posto ovvero il film era stato scartato per quello che riguarda i sovvenzionamenti. Io non voglio andare oltre, però mi pare che la cosa sia abbastanza chiara anche perché la sceneggiatura è stata visionata non soltanto dalla Commissione ma anche da alcuni ministri e in particolare dal ministro della Cultura attuale e dai suoi consiglieri. Noi ci siamo arresi e non ci arrenderemo mai anche perché le strade da battere possono essere altre o la strada degli indipendenti. Però questo comporterebbe ad un onere economico e finanziario insostenibile da parte nostra, oppure la buona volontà di qualche produttore che creda nell'operazione che a nostro avviso è meritevole e avrebbe anche una rispondenza a livello popolare e di botteghino e quindi noi non ci arrendiamo. Tenete conto che ci sarebbe un'altra starda che è quella di Rai Cinema appena le cose andranno a sistemare nella commissione Rai, con la rimessa a posto di tutte le situazioni, che per ora stanno bloccando tutte le produzioni delle reti televisive nazionali italiane. Il soggetto è stato già proposto alla sezione Fiction per cui la sceneggiatura potrebbe diventare l'origine non più di un film ma di una fiction televisiva che sarebbe comunque la stessa cosa.
Non crede che al di là delle questioni finanziarie ci devono essere delle persone o enti che debbano credere nella nobile causa di Edoardo Agnelli e che dovrebbe essere questa la parte più importante della questione?
Assultamente sì, io credo che a bloccare e a rendere comunque molto comlicato l'avvio di questo meccanismo non siano tanto le questioni finanziarie, perché francamente io amo molto il cinema e lavoro per il cinema e purtroppo vedo che escono delle cose assolutamente inproponibili e che costano anche dei bei soldini. Io credo che dietro tutto questo black out e tutta questa forzatura per bloccare il meccanismo vi siano altri problemi che sono quelli di immagine, contenuti e proprio del soggetto che dovrebbe essere rappresentato che vale a dire Edoardo. Edoardo ancora oggi in questo mondo globalizzato ma assolutamente devastante per l'animo umano e per le persone, ecco la figura di Edoardo possa dare fastidio e sicuramente dà fastidio. Nel libro Edoardo. Senza corona, senza scorta non si parla dell'Edoardo pubblico quanto del ragazzo e dell'uomo Edoardo, vale a dire di un figlio, il figlio dell'avvocato Agnelli, della sua Signora e della sorella Margherita. È qui che la questione si complica e si rende problematico il racconto pubblicamente perché ci si accorge in questo libro e mi auguro anche nel film, quanto sia stata difficile e devastante per Edoardo vivere in una situazione familiare che lui avrebbe voluto di un certo tipo e che in realtà gli è sempre andato contro. Lui è rimasto sempre un ragazzo assolutamente solo, solo perché era figlio di un padre troppo grande e potente e di una mamma che praticamente lo ignorava. Proprio questa solitudine interiore ma anche esteriore lo ha portato probabilmente anche adoversi confrontare con dei sentimenti e delle situazioni che lui non avrebbe desiderato. Ad esempio la ricerca di questo grande spiritualismo che aveva Edoardo per me può benissimo essere il frutto di questa solitusine. Lo spiritualismo che poi lo ha portato ad abbracciare tutta una serie di filosofie ed anche ad amare un certo tipo di religioni o comunque di essere portato ad osservare il mondo non con la lente d'ingradimento dell'industriale o del finanziere ma semplicemente dell'uomo di buona volontà e del ragazzo gentile, perché lui era soprattutto un ragazzo gentile di animo.
Allora le condizioni familiari di Edoardo, le possiamo definire ostili? Lei le ha definite difficili?
Guardi, ostile potrebbe essere la parola giusta. Ostile nella misura in cui questo conflitto non era un conflitto di interessi ma era un conflitto assolutamente morale ed etico. Nel senso che il padre aveva individuato in questo suo figlio, per altro unico figlio maschio, una persona non - sottolineo - adeguata a portare avanti il discorso aziendale. Ragion per cui era stato completamente tagliato fuori da quella che era la logica industriale della Fiat e di tutto il gruppo.
Cioè non adeguato a succedere?
Talmente inadeguato, perché secondo il padre era distratto da problemi e problematiche che non prevedevano il profitto ad ogni costo.
Come l'ultima domanda vi sono delle cose ancora non dette su questo argomento che vuole svelarle ai nostri microfoni?
Guardi, è sempre abbastanza complicato dover entrare nel merito di questioni delle quali non esistono prove manifeste per suggerire o testimoniare il contrario di quello che è stato detto. Chiaramente, neanche nel mio libro e poi nella sceneggiatura del film, non si parla né del delitto né dell'assasinio né di altro. Si parla di un ragazzo che è morto. L'unica cosa vera ed autentica è che oggi Edoardo non c'è più. Io mi sono posto delle domande chiaramente e ho cercato anche di dare delle risposte a queste domande. Tecnicamente esistono dei coni d'ombra e dei lati molto oscuri che coprono questa vicenda, però è ovvio che per dare un senso a quello che sto dicendo e a quello che si può dire intorno alla figura di Edoardo e alla sua fine occorno dei fatti concreti e delle prove. Al momento queste prove non sono state portate alla luce, non so se volutamente o per semlice non curanza del problema. Certo è che il fatto del voler ignorare volutamente – questa volta sì - il problema e la figura di Edoardo porta ad accrescere ancora di più questi dubbi e queste perplessità. Io ripeto con grande forza, io non scrivo che Edoardo è stato ucciso o che Edoardo si è ucciso. Io scrivo che Edoardo è morto e con questo non voglio dire che a me piace rimanere sul confine dell'ambiguità, dico semplicemente che chi potrebbe fare qualcosa, dovrebbe farlo. Se non c'è nulla da fare che si dica che non c'è nulla da fare e che si portino le prove sul fatto che non c'è nulla da fare e che la realtà è quella annunciata ufficialmente ovvero che Edoardo si è buttato faticosamente da quel ponte, tra l'altro cosa abbastanza incredibile per un uomo che pesava oltre 120, anzi 130 chili - anche perché non stava molto bene di salute -, arrampicarsi per poi lanciarsi sotto il ponte. Comunque in questo merito io non voglio intervenire, non lo faccio nel libro nè viene fatto nel film. È chiaro che esistono delle ombre e io mi ripeto ancora che queste ombre esistono ma è altrettanto chiaro che la produzione del libro e la produzione del film è stata realizzata per uno scopo principale, un omaggio a un uomo che aveva avuto il grandissimo coraggio di cominciare a remare contro corrente in questo mondo che io per certi versi trovo inaccettabile. Io lascio che i lettori ciascuno di loro tiri la sua conclusione, però devo dire che la storia di Edoardo purtroppo non è la storia soltanto del figlio dell'avvocato Agnelli ma è la storia di moltissimi milioni di figli di padri distratti e inconsapevoli del loro ruolo. Questo libro, la sceneggiatura e il film vorrebbero essere oltre che un omaggio alla figura di Edoardo, un messaggio di dolcezza oltre che di tragicità, quindi un libro e un film che vengono rivolti come messaggio a tutte le mamme e a tutti i papà del mondo.
A cura di Amani
Marco Bernardini, giornalista e scrittore, è il nipote di Sergio Bernardini, patron de La Bussola, il mitico locale della Versilia, simbolo degli anni del boom. Tra i molti titoli pubblicati, Edoardo. Senza corona… senza scorta (2003), Li abbiamo fatto cantare (2005), Fatima (2007) e Questa notte non si balla (2008). Altri libri dell'autore.
Edoardo. Senza corona...Senza scorta
di Marco Bernardini
Spoon River,Graphot editrice
Tratta da questo libro un toccante lettera di Edoardo Agnelli alla sorella Margherita
Ora torno in Italia Margi, rientro a casa. Sono felice, ma anche un poco in tensione. Papà mi ha parlato, l'ultima volta che ci siamo sentiti, di alcuni lavori e di certi progetti dei quali, lo confesso, nel particolare ho capito ben poco. Oppure ho capito troppo bene e ora ho paura di aver inteso una canzone stonata. Insomma, Margherita, sto per cominciare a vivere come le regole della nostra famiglia impongono di fare. Sono certo di essere adeguato e all'altezza di questo compito. Ma so anche, perlomeno è una fastidiosa sensazione che mi punge l'anima come una spina delle splendide rose bianche del tuo giardino, che dovrò giocoforza scontrarmi con fatti e con persone distanti anni luci da me.
Come da te, del resto. Tu l'hai sfangata di lusso. Sei la bimba di casa. E alle donne della nostra famiglia, lo sai bene anche tu, è concesso levitare. Anzi, meglio se lo fanno. Unica eccezione la zia Susanna. Ma lei è di ferro. Io sono il maschio e per me sarà tutto diverso. Dovrò farmi pietra. Per il senso e per il rispetto del dovere che in effetti porto dentro, si capisce. La vocazione, però, insinua altro tipo di scelte da quelle che, invece, sarò obbligato a fare. La laurea che ho raggiunto, per esempio, è pezzo di carta e basta. Giurisprudenza e Lettere antiche. Eserciterò mai. Papà, avvocato, ha mai fatto l'avvocato.
Lo sai bene che la mia mente vola alto sopra le megalopoli industriali e, osservando con attenzione sotto, vede poco di buono e tantissimo da trasformare. Tu liberi te stessa con il pennello e con i colori a olio. E così ti salvi. Perlomeno, galleggi sopra la tempesta. Io debbo ancora trovare il mio angolo privatissimo, la mia camera di decompressione dove di tanto in tanto rifugiarmi per poter recuperare energie mentali. Vorrei, per questo, che papà mi stesse vicino per accompagnarmi lungo i primi passi del percorso che, immagino, sarà lungo e assai impegnativo. Mi auguro proprio che questo accada, anche se pensandoci provo un disagio simile alla paura.
Vedremo, comunque. lo mi sento un leone, te lo garantisco. Però nella Savana, da solo, non ci sono mai stato e non so che cosa troverò anche se posso bene immaginarlo. Una guida sarà indispensabile almeno per i primi tempi. Papà mi ha dato appuntomento a Torino. Da lì, mi ha detto, andremo a Cap d'Antibes per imbarcarci sulla Caprice. La nostra barca. Non credo proprio che mamma verrà. Saremo soli lui ed io. Perlomeno noi della famiglia. Forse Luca (Montezemolo), con noi. Deve farci sapere.
L'importante è che si riesca a stare un poco insieme io e nostro padre. Se non si annoia prima, come spesso gli capita, dovremmo far vela per una settimana intera sul mare della Costa Azzurra. Sarà una novità. Per parlare e per pro¬gettare, dunque, di tempo ne avremo. Dirò a lui ciò che ho detto, già mille volte, a te e vedrò come la prende. Credo proprio sia l'unica cosa sensata che io possa fare, in questo momento così delicato della mia vita.
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